A Milano Davide ha sconfitto Golia: breve storia di una campagna elettorale vincente
La favola di Milano la racconta a Europa uno che in parte l’ha scritta, Roberto Basso, 46 anni, origini napoletane, campaign manager di Giuliano Pisapia con un passato in Olivetti, Finmatica, Gpf e Running. È anche merito suo se Davide ha sconfitto Golia, se ha dimostrato che si può vincere anche con pochi soldi e senza le televisioni.
«In tutto abbiamo speso un milione e 200mila euro, meno del budget della sola lista civica della Moratti.
Circa un quarto è arrivato dai partiti della coalizione.
Ma confesso che, se ne avessimo avuti di più, non avrei saputo come spenderli, anche perché abbiamo potuto contare su un esercito di volontari per volantinaggio e presidio dei gazebo che i nostri avversari non avevano».
Attraverso Paypal sul web sono stati raccolti 80mila euro, 300mila con piccole donazioni di 50-100 euro ciascuna sul conto corrente, un fund raising che ha funzionato anche grazie a uno slogan indovinato, “5 centesimi al giorno per 5 anni di buongoverno”.
Appunto, gli slogan. Alla fine il claim mitterandiano “La forza gentile” ha fotografato perfettamente il posizionamento dello sfidante. «Lo abbiamo scelto anche perché a Pisapia piace la figura di Mitterrand, inclusiva ed ecumenica.
Molti ci hanno criticato per il richiamo al valore della gentilezza, ma alla fine l’atteggiamento della Moratti e del centrodestra lo hanno fatto risaltare come un punto di forza della nostra campagna ».
Un altro dei segreti della vittoria di Pisapia è di essere partito prima degli altri, già a luglio. «Il divario di notorietà tra lui e la Moratti era enorme e andava colmato. Infatti non ho capito perché il sindaco uscente abbia sentito il bisogno di tappezzare la città di 6×3 visto che era già molto conosciuta dai milanesi, molto di più di Pisapia».
Altro segreto del candidato del centrosinistra, spiega Basso, è stato quello di non bluffare, di non fingere di essere un altro. Quando, il 27 aprile, ha incontrato i blogger milanesi, non ha finto di essere uno smanettone. Non ha fatto finta di essere un leader decisionista e accentratore.
Non ha nascosto i valori di fondo del suo impegno politico (solidarietà, accoglienza, diritti) ma ha puntato molto sulla dimensione civica, resa credibile dalla disponibilità dei partiti che lo hanno sostenuto a fare un passo indietro e a non avanzare pretese. Ancora l’altra sera, quando ha detto ai suoi supporter in piazza del Duomo «Ora non lasciatemi solo» ha inteso rimarcare che non intende fare il sindaco del faccio tutto io, della delega in bianco, ma «preferisce un ruolo più simile a quello del professor Keating dell’Attimo fuggente che legge i versi di Whitman e riesce a coinvolgere gli studenti ».
Se nelle urne Pisapia ha vinto con il 55 per cento, sul web ha raggiunto percentuali bulgare. «Ma non mi voglio prendere meriti che non sono miei. I video virali che hanno avuto più successo non sono stati i nostri. La rete funziona così: non è controllabile dall’alto, vive di spontaneità. Il genio che ha postato la domanda su Sucate io non so nemmeno come si chiama. Il video su “Il meraviglioso mondo di Pisapie” non lo abbiamo inventato noi così come i Morattiquotes.
Diciamo, però, che con la nostra campagna per il wi-fi gratis e con la nostra apertura all’economia digitale di questa città abbiamo creato le premesse perché una metropoli creativa come Milano si potesse esprimere e si schierasse.
Da parte nostra c’è stato l’impegno, oltre alla società Civicom che dirigo, dell’agenzia Comunico sui social network e di Hagakure per il rapporto con i blogger. Poi si sa che il popolo del web è più orientato a sinistra, è mediamente più informato e politicamente ha voglia di partecipare. La Moratti ha sottovalutato il ruolo del web, ha cercato di recuperare solo dopo il primo turno, quando ha cambiato agenzia. Troppo tardi». Se n’è accorta anche lei.
