In libreria l’1 dicembre un saggio di Stefano Rolando edito da Etas
che propone un ampliamento della visione e del perimetro della materia:
“oggi lo scopo principale è stimolare e migliorare il dibattito pubblico e la democrazia partecipativa”
La comunicazione pubblica per una grande società
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In libreria, ai primi di dicembre, La comunicazione pubblica per una grande società (Etas), di Stefano Rolando, professore all’Università IULM di Milano già manager con alte responsabilità in istituzioni e imprese. Obbiettivo primario del testo: promuovere ragioni e regole per un migliore dibattito pubblico, come dice il sottotitolo. E quindi sostenere le ragioni e le regole della democrazia partecipativa. L’autore da anni partecipa all’evoluzione della comunicazione pubblica in Italia e all’estero. Di recente è stato tra gli animatori della prima conferenza europea del settore promossa dal Comitato delle Regioni della UE presso il Parlamento Europeo.
Ricapitola ora il percorso, descrivendo i cambiamenti del modo con cui soggetti pubblici e privati dovrebbero interagire attorno ai nodi della storia comune e della cultura dello sviluppo.
Al di là delle condizioni normative con cui il tema è agito nella PA, la comunicazione è utile alla sinergia tra stato e società. In epoca di trasformazione della nozione stessa di democrazia. Ma anche in contesti di ridisegno del rapporto tra istituzioni e mercato fatto di snellimenti, riforme, deleghe e sussidiarietà. Ciò che nelle democrazie occidentali va sotto il nome di “Big Society”.
Nel testo si spiega perché e come dilatare il perimetro della materia verso la società civile; con brevi ed efficaci illustrazioni di contesti applicativi (servizi pubblici, energia, salute, sicurezza, educazione, alimentazione, cultura e spettacolo, statistica, turismo, eccetera). Nelle conclusioni un’analisi del contesto italiano in materia di etica e libertà nel campo dell’informazione e una proposta di nuova regolazione del sistema.
La scrittura divulgativa e sensibile all’attuale fase di crisi e trasformazione del rapporto tra istituzioni e società, soprattutto nel contesto italiano ma con attenzione ai processi europei e globali, ne fa un riferimento per la didattica universitaria e professionale ma anche un contributo al dibattito su una nuova percezione del concetto di “sfera pubblica”, di strategie per i “beni comuni”, di consolidamento della “sussidiarietà” che alimenta la pubblicistica di questi ultimi anni.
Molti sono gli esperti che hanno fornito brevi contributi di opinione inseriti nel trattamento del testo che è, al tempo stesso, saggio e convegno, analisi e dibattito. Tra di essi, oltre a molte citazioni dalla letteratura, Alberto Abruzzese, Giuliano Amato, Simon Anholt, Gregorio Arena, Fabrizio Barca, Piero Bassetti, Gianni Canova, Antonio Catricalà, Marino Cavallo, Enzo Cheli, Alberto Contri, Fiorella Di Cindio, Giuseppe De Rita, Nadio Delai, Enrico Giovannini, Carlo Jean, Roberto Louvin, Guido Martinotti, Franco Pizzetti, Stefano Rodotà, Stefano Sepe, Claudio Strinati, Marco Vitale, Pierre Zèmor.
Alla tavola rotonda in IULM per presentare il libro Piero Bassetti, Davide Milani, Valeria Peverelli e Maurizio Trezzi ne hanno discusso con l’autore e gli studenti.
“Un libro interessantissimo – ha detto Piero Bassetti – che esprime il coraggio dell’autore di uscire, nella materia, dall’ambito della statualità e di ridefinire la stessa parola ‘pubblico’, ragionando sui nuovi nessi comunicativi – cioè di racconto, ovvero di public discourse – tra sapere, potere e libertà”.
“Si apre una battaglia di fondo – ha detto don Davide Milani – su un’idea di comunicazione pubblica che offre nuova dignità alla materia perché in questo approccio non solo l’apparato istituzionale ma in un certo senso tutti hanno diritti e compiti nella comunicazione”.
“Un testo stimolante – ha detto Valeria Peverelli – che riconduce ad un serrato confronto tra ciò che si deve intendere per interesse generale e ciò che oggi rappresenta un nuovo e diverso profilo della responsabilità professionale”.
Maurizio Trezzi ha sottolineato la complessità del termine ‘grande società’ “in cui va letto più lo sforzo di allargare il perimetro etico e disciplinare di una materia che rischiava il perimetro stretto del portato della legge 150 che il termine invalso oggi nella politica anglosassone di Big Society, pur essendo ben coinvolte in questo testo le conseguenze complesse della sussidiarietà ormai costituzionalizzata”.
Stefano Rolando ha sottolineato l’urgenza di impegnare la ridefinizione disciplinare in questo campo sul terreno della democrazia partecipativa e sulle ragioni del dibattito pubblico “a cui insieme ai soggetti privati e associativi può portare un contributo civile anche quella parte di funzione pubblica che vive con profonda cultura sociale e di servizio la propria relazione con l’utenza”. Ha osservato l’autore: “L’ipotesi è che debba essere più visibile una comunicazione funzionale al tema di fondo della identità competitiva e solidale del paese. Una comunicazione per una società che voglia riappropriarsi delle sue istituzioni, capace di dar voce non propagandisticamente a interessi generali, che veda alleate professionalità pubbliche e private sottratte alla frustrazione dell’eterna delega ad altri”.
| Stefano Rolando, La comunicazione pubblica per una grande società. Ragioni e regole per un migliore dibattito pubblico, Etas, collana di Management pubblico, pag.350, 25€ |

